
Questa settimana mi è capitato di pensare spesso ad un fatto.Pochi giorni fa, un mio amico mi ha chiesto se potevo aiutarlo con un preventivo per un cliente. I presupposti erano i soliti: non perdere il cliente, ma cercare di non rimetterci.
Alla fine, mi sono trovata a consigliarlo di ridurre della metà il preventivo che mi aveva sottoposto all'inizio. Naturalmente i margini di guadagno erano, in questo modo, talmente bassi che se non fosse stato attento ai tempi di realizzazione ci avrebbe rimesso, però eravamo entrambi del parere che conveniva tentare pur di accaparrarsi questo cliente.
Adesso, invece, non sono convinta di averlo consigliato per il meglio (indipendentemente dal fatto che questo mio amico sia riuscito o meno a tenersi il cliente). Spesso infatti ci ritroviamo a fare i cosiddetti conti della serva: quanti giorni, quante ore ci impieghi a fare questo o quello, quanti chili di grafica o di codice fai all'ora.
Non badiamo mai al fatto che spesso non sono soluzioni preconfezionate quelle che andiamo a vendere, bensì il risultato di un lavoro spesso artigianale dove bisogna sfruttare sì l'esperienza, ma anche l'abilità nel risolvere problemi sempre nuovi e diversi, la capacità di realizzare creativamente progetti che devono adattarsi ai limiti di un mezzo in continua evoluzione come Internet, dove ci sono difficoltà tecniche da superare e imprevisti, escludendo, poi, da tutto questo, le incomprensioni che si possono avere con il cliente, che spesso in fatto di Internet e Webvertising brancola nel buio. Mi sono accorta quindi che i miei parametri per fare un preventivo sono, se non sbagliati, per lo meno non adatti al mio lavoro. Ma purtroppo non ne conosco altri.
Le agenzie piu' conosciute, sfruttando la notorietà del brand, ti fanno pagare quattro pagine di sito allestito da una sola persona in una giornata come un bilocale a Città Studi. Lo stesso webdesigner/semisviluppatore che ha realizzato quel sito, magari, la sera, lavorando da casa, vende lo stesso progetto al costo di una pizza ai Navigli.
Il range di guadagno è talmente ampio e sproporzionato che è difficile stabilire quale sia il giusto compromesso. Non c'è modo di valutare tecnicamente qualcosa, non ci sono parametri. C'è chi lavora 14 ore al giorno e calcola i preventivi con giornate da 8 ore. Chi volutamente vende sottopagato un progetto per fare un investimento. Chi invece lo vende sottopagato per togliersi uno sfizio. Chi valuta una personalizzazione grafica come un CMS, chi vende un CMS al costo di una proposta grafica. Nessuno effettivamente sa quanto dovrebbe costare un'animazione di 7 secondi per il Web!
E questo non è un problema solo di chi è alle prime armi, ma anche dei professionisti, delle piccole e delle grandi web agency (soprattutto quando richiedono straordinari non remunerati pur di rientrare con i tempi/costi dei preventivi, un'abitudine, questa, ormai consolidata).Ed è un problema del cliente finale che continua a districarsi nella giungla dei prezzi di Internet.
La maggior parte dei lavori, soprattutto se di tipo "intellettuale" sono sottoposti a delle regole di categoria, solo nell'IT le regole sono quelle del mercato...il mercato della frutta!
Nel 2000 Walter Vannini nella prefazione al libro di Jakob Nielsen "Web usability" scriveva:"Che nel nostro paese esistano ordini professionali per le estetiste e i gommisti, ma non per gli informatici, non è una scusa. Nemmeno essere informatici, preda del fascino dei propri giocattoli, è una scusa. Essere tutt'altro, e cercare nel Web un lavoro, magari migliore, non è una scusa nemmeno quella".
Sei anni dopo mi sembra che la situazione sia rimasta del tutto invariata.
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