domenica, ottobre 22, 2006

Valutare le competenze


Tra le cose che mi è capitato di fare nella mia vita, c'è anche quella della selezione del personale. L'ho fatto solo per esigenze pratiche, non che io sia un'esperta, ma mi rendo conto che è davvero difficile valutare le competenze di una persona.

Spesso si prendono delle cantonate pazzesche. A volte chi hai davanti è uno che ti fa pensare sappia il fatto suo e invece è pieno di parole vuote che ha imparato a memoria, ma non va oltre la definizione da manuale utente. Te ne accorgi dopo un paio di mesi, quando tu gli poni un problema e quello ti risponde come una ricerca mancata di Google.

Altre volte, hai davanti la persona che tu pensi sia la piu' sbagliata in assoluto per fare qualcosa e invece si rivela una sorpresa. Come fai ad accorgertene? Pura fortuna..in questo caso il fato è l'elemento determinante della selezione.

Ho un certo risentimento contro quelli che selezionano la gente in base a voti e qualifiche. Stupida cosa. Ci sono mille motivi per cui uno può non essere laureato (e la mancanza di voglia di applicarsi spesso non è tra questi) e ce ne sono altrettanti per cui uno può aver ricevuto un voto immeritato all'esame finale. Del resto gli esami universitari sono sottoposti alla soggettività di insegnanti umani, non è il test obiettivo che può farti un computer. Magari quel giorno il professore che hai davanti ha deciso che sarà un giorno infausto per lui e per tutti quelli che gli sono intorno...e amen...c'è poco da fare.

C'è gente di 30 anni che ha un curriculum di tutto rispetto, ma viene scartata a priori dal personale di alcune aziende solo perché non ha una laurea. E c'è anche chi a 30 anni ha una laurea, ma non ha un curriculum di tutto rispetto. Del resto se, nel migliore dei casi, si esce da scuola intorno ai 25 anni è difficile farsi dell'esperienza rilevante in soli 5 anni. Spesso poi chi esce a 25 anni da scuola ha poca voglia di fare la gavetta a 300 euro al mese perché ha altre esigenze, mentre un ragazzo di 18 è più portato ad accontentarsi pur di imparare e, quando arriva a 25, ha già appreso abbastanza concetti base per lavorare speditamente.

Poi ci sono quelli che ti valutano in base agli interessi: "ma toh! collezioni anche tu i fumetti di Corto Maltese come me...devi essere una persona speciale!", ma non fanno assolutamente caso ai tuoi lavori precedenti. Questi sono i pazzi, quelli che pensano che sia meglio avere come collaboratore un amico scarso che un rivale abile...sono la rovina delle aziende.

Su molti dei metodi di selezione del personale, purtroppo, vale la regola che riporta il libro (interessantissimo!) "Google e gli altri. Come hanno trasformato la nostra cultura e riscritto le regole del business." di John Battelle. Battelle la descrive per far capire cos'è che Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google, volevano non accadesse alla loro società (e il libro fa intuire che finora ci siano riusciti).

La regola consiste semplicemente in questo: il fondatore di un'azienda, posto di fronte al problema della selezione del personale, sceglierà delle persone di qualità A perché ha tutto l'interesse a far prosperare la propria società.
A mano a mano che l'azienda cresce, questi A selezioneranno delle persone di qualità B per evitare di perdere il predominio acquisito. Questi B selezioneranno degli C per lo stesso motivo e così via.

Il risultato di tutto ciò è che grandi aziende spesso rischiano di essere formate per l'80 percento da persone del tutto inadeguate al loro ruolo.

Purtroppo basta guardarsi intorno per capire che è una situazione molto frequente anche se, per fortuna, non è "La Regola".

domenica, ottobre 15, 2006

Da Microsoft a Google


Ho quasi completato il trasferimento di questo blog, da Windows Live Space di Microsoft a Blogger.
A mio parere, Blogger è piu' personalizzabile, Live Space è un po' rigido, molto intuitivo ma un po' rigido.
Con calma, poi cercherò, a tempo perso, di modificare anche la parte grafica del blog, del resto questo è il mio lavoro...


Un po' mi dispiace, anche se Blogger è di Google, e a chi non piacciono i googlers? Ma, chi mi conosce, sa che ho una leggera simpatia per Microsoft.

Ma come???!?!? Un grafico con una simpatia per Microsoft?!?!?!

Rischio di dire cose impopolari, ma ritengo che il Web non avrebbe avuto questo sviluppo se non ci fosse stata Microsoft.
La maggior parte dei miei utenti o clienti ( quanti?? Il 90%??) ha un pc assemblato con sistema operativo Microsoft, ha Internet Explorer come browser e anche se ha sentito parlare di Linux non saprebbe come installarselo.
A molti di questi piace esteticamente il Mac e sa che è un computer molto potente, ma per far studiare i propri figli, per navigare on line occasionalmente o per gestire le propria contabilità considerano un pc un'ottima soluzione qualità /prezzo.

E' vero, Microsoft non è una onlus, ma si sa che le grandi rivoluzioni sono spesso trainate da scopi commerciali.


Nel mio ambiente, quando realizziamo un sito, spesso non teniamo in considerazione l'utente finale. Noi abbiamo tutti computer molto potenti, l'ultima release dei software, se non quella in beta e connessioni velocissime.

A volte capita di nominarlo come scusa quando il nostro cliente ci chiede un lavoro del tutto folle e ingestibile allora siamo pronti a dire "....ma sa, l'utente finale potrebbe non vederlo!". Ma, in realtà, cerchiamo di dimenticarcene, speriamo che tutti si siano aggiornati all'unisono così da un giorno all'altro, che abbiano preso, che so?, un virus come quello dell'influenza e in 6 mesi siano diventati esperti di Internet, computer e installazioni varie.

Invece "l'utente finale" esiste e lo conosco bene!
E' quello che parte, un sabato con tutta la famiglia, e va a comprare il computer per far studiare il figlio, è il ragazzino che si è messo da parte 10 anni di paghette per comprarsi un pc e iniziare a devastarlo, è l'impiegato che vuole usare excel anche a casa per far quadrare i conti, è quello che vuole vedere i dvd in vacanza con la moglie e la suocera, è quello che vuole scaricarsi le foto della comunione del nipote dalla macchina digitale, quello che vuole usare le foto di famiglia per fare il calendario da regalare alla nonna, quello che ci vuole giocare, quello che vuole farsi gli inviti alla festa di compleanno, quello che vuole solo ricevere le email.

Questo è l'utente "vero" di Internet e, quando ho iniziato, 10 anni fa, nel retro di un negozio di computer di periferia, era l'unico utente che contasse, l'unico che dovevo accontentare o ascoltarne le critiche e, devo dire, che lo ricordo ancora con nostalgia!

Effetto Titanic


Questa settimana sono stata vittima dell'effetto Titanic. Chiamo così quell'insieme di fattori che contribuiscono a farti capire in modo spietatamente chiaro che le tue convinzioni non valgono un fico secco.

Ero stata chiamata per realizzare la grafica di un sito gestito dal classico smanettone/designer/quantosofigo. Tutte le proposte precedenti si erano rivelate un fiasco, per cui bisognava trovare questa grafica ECCEZIONALE. Quando ho visto le proposte precedenti non ho avuto dubbi, tranquilla come un'imbecille. Sicuramente questo smanettone/designer/quantosofigo le aveva bocciate perché un po' grossolane, un po' cartoon/bambinesco, sicuramente lui voleva una roba piu' di design, stylish, Vista like, Apple like...ecc. ecc. Non so perché mi sia fatta quest'idea, magari perché i 20 siti che mi aveva fatto vedere erano tutti su quello stile? Mah!

Comunque sta di fatto, che ero proprio sicura di sapere quello che voleva 'sto tizio e ho fatto pure la sbruffona, cercando di farmi pagare pure qualcosa in piu' e invece...SBAM! L'effetto Titanic...implacabile!

"Questa nave è inaffondabile"...."il sito come l'ho in mente io non può non piacere!"......splash!

MAI, assolutamente mai dire qualcosa che nostro Signore Santissimo sia contento di smentire il piu' velocemente possibile solo per darti una lezione di umiltà! Infatti, il tipo dopo un paio di correzioni si è rivelato soddisfatto della versione cartoon, disprezzando in modo categorico la mia!

Ma non mi demoralizzo, questi errori di valutazione capitano continuamente soprattutto nel settore dell'IT:

"I think there is a world market for maybe five computers."

Thomas Watson, chairman of IBM, 1943

"But what...is it good for?"

Engineer at the Advanced Computing Systems Division of IBM, 1965 commenting on the microchip.

"There is no reason anyone would want a computer in their home."

Ken Olsen, founder and president of Digital Equipment Corp, 1957

"640K ought to be enough for anybody."

Bill Gates, 1981

http://www.permanent.com/quotes.htm

(data effettiva: 9 ottobre 2006)

martedì, ottobre 10, 2006

Collaboriamo!


Immaginiamo una scena ipotetica.
Un cuoco va a casa di un manager di artisti a chiedere lavoro. Quello gli fa: "Ok, ho letto il tuo cv e vedo che sono vent'anni che lavori, hai fatto dei corsi con Gualtiero Machesi, sei diplomato alla scuola del cucchiaino d'oro e che hai vinto il concorso del pollo farcito alle mandorle. Ottimo. Facciamo così, tu vieni a lavorare da me gratis e poiché a casa mia passano un sacco di Vips, un giorno qualcuno ti noterà, assaporerà i tuoi cibi e, comprendendo le tue capacità, ti prenderà a lavorare a casa sua ad una cifra enorme. Avrai una visibilità inimmaginabile e in un anno potrai vantarti di aver cucinato per tutti i maggiori Vip nazionali. Collaboriamo?"

Cos'è che stona in questo ragionamento? Per me nulla, perché sono ormai anni che tutti mi propongono lo stesso tipo di collaborazione. Però sfido a trovare un cuoco con questa esperienza che accetti un simile compromesso. Pare che cambiando categoria professionale qualcosa non funzioni.

La prima domanda che sorge spontanea è...."di che camperà quel povero cuoco nel frattempo? Degli avanzi?" La seconda, invece, sarà: "e se nessun Vip gli facesse un'offerta credendo che ha già un impegno in quella casa ed è giustamente ricompensato dal manager?" La terza: "E se alla fine nessun Vip fosse in grado di apprezzare le qualità del cuoco e non si sognasse minimamente di fargli un' offerta?" L'ultima: "Tra i due è solo il cuoco ad offrire un servizio...in quale modo sta collaborando il manager?"

Io mi chiedo per quale motivo invece nel nostro settore, l'IT, sia una pratica abusata. Vuoi fare la presentazione del software tal dei tali all'evento X? Poiché avrai un ritorno in visibilità non te lo pago. Vuoi fare un corso on line sull'argomento y, poichè io te lo promuovo con il mio marchio, lo fai gratis. Vuoi scrivere questo articolo per il giornale z? Poiché alla fine potrai vantartene, facciamo che non ti do una lira. Vuoi mettere il mio logo sul tuo biglietto da visita, allora fammi delle consulenze gratuite. Dai su! Collaboriamo!

Ma perchè? Siamo una categoria così diversa da quella di qualunque altro professionista?

"Se ci pungete, forse che non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci fate un torto, non dovremmo vendicarci? Se siamo uguali a voi in tutto il resto, saremo uguali a voi anche in questo."
Il Mercante di Venezia di William Shakespeare. Atto III. scena


(data effettiva: 1 ottobre 2006)

Solo per oggi 100 Kb di grafica a 3.99 euro!


Questa settimana mi è capitato di pensare spesso ad un fatto.Pochi giorni fa, un mio amico mi ha chiesto se potevo aiutarlo con un preventivo per un cliente. I presupposti erano i soliti: non perdere il cliente, ma cercare di non rimetterci.

Alla fine, mi sono trovata a consigliarlo di ridurre della metà il preventivo che mi aveva sottoposto all'inizio. Naturalmente i margini di guadagno erano, in questo modo, talmente bassi che se non fosse stato attento ai tempi di realizzazione ci avrebbe rimesso, però eravamo entrambi del parere che conveniva tentare pur di accaparrarsi questo cliente.

Adesso, invece, non sono convinta di averlo consigliato per il meglio (indipendentemente dal fatto che questo mio amico sia riuscito o meno a tenersi il cliente). Spesso infatti ci ritroviamo a fare i cosiddetti conti della serva: quanti giorni, quante ore ci impieghi a fare questo o quello, quanti chili di grafica o di codice fai all'ora.


Non badiamo mai al fatto che spesso non sono soluzioni preconfezionate quelle che andiamo a vendere, bensì il risultato di un lavoro spesso artigianale dove bisogna sfruttare sì l'esperienza, ma anche l'abilità nel risolvere problemi sempre nuovi e diversi, la capacità di realizzare creativamente progetti che devono adattarsi ai limiti di un mezzo in continua evoluzione come Internet, dove ci sono difficoltà tecniche da superare e imprevisti, escludendo, poi, da tutto questo, le incomprensioni che si possono avere con il cliente, che spesso in fatto di Internet e Webvertising brancola nel buio. Mi sono accorta quindi che i miei parametri per fare un preventivo sono, se non sbagliati, per lo meno non adatti al mio lavoro. Ma purtroppo non ne conosco altri.

Le agenzie piu' conosciute, sfruttando la notorietà del brand, ti fanno pagare quattro pagine di sito allestito da una sola persona in una giornata come un bilocale a Città Studi. Lo stesso webdesigner/semisviluppatore che ha realizzato quel sito, magari, la sera, lavorando da casa, vende lo stesso progetto al costo di una pizza ai Navigli.
Il range di guadagno è talmente ampio e sproporzionato che è difficile stabilire quale sia il giusto compromesso. Non c'è modo di valutare tecnicamente qualcosa, non ci sono parametri. C'è chi lavora 14 ore al giorno e calcola i preventivi con giornate da 8 ore. Chi volutamente vende sottopagato un progetto per fare un investimento. Chi invece lo vende sottopagato per togliersi uno sfizio. Chi valuta una personalizzazione grafica come un CMS, chi vende un CMS al costo di una proposta grafica. Nessuno effettivamente sa quanto dovrebbe costare un'animazione di 7 secondi per il Web!
E questo non è un problema solo di chi è alle prime armi, ma anche dei professionisti, delle piccole e delle grandi web agency (soprattutto quando richiedono straordinari non remunerati pur di rientrare con i tempi/costi dei preventivi, un'abitudine, questa, ormai consolidata).Ed è un problema del cliente finale che continua a districarsi nella giungla dei prezzi di Internet.

La maggior parte dei lavori, soprattutto se di tipo "intellettuale" sono sottoposti a delle regole di categoria, solo nell'IT le regole sono quelle del mercato...il mercato della frutta!

Nel 2000 Walter Vannini nella prefazione al libro di Jakob Nielsen "Web usability" scriveva:"Che nel nostro paese esistano ordini professionali per le estetiste e i gommisti, ma non per gli informatici, non è una scusa. Nemmeno essere informatici, preda del fascino dei propri giocattoli, è una scusa. Essere tutt'altro, e cercare nel Web un lavoro, magari migliore, non è una scusa nemmeno quella".

Sei anni dopo mi sembra che la situazione sia rimasta del tutto invariata.

(data effettiva: 24 settembre 2006)

Who is?


Salve a tutti, io sono Marcelli' e questo blog parlerà del Web.
Non tratterò argomenti tecnici: in rete ci sono milioni di forum, newsletter, portali dedicati a risolvere i problemi tecnici dei siti Web e sugli scaffali delle librerie si trovano altrettanti ottimi libri che, se letti, potrebbero fornire tutte le spiegazioni necessarie, per cui non ho intenzione di proporre ancora qualcosa di questo tipo.

No, il mio blog parlerà del Web, come ambiente, come luogo, come gruppo di persone che ci lavorano, con i loro problemi, le loro fissazioni, le crisi, i valori, le ipocrisie...

Pensieri...solo semplici opinioni di una che si trova a passare ore e ore davanti ad un monitor, per tradurre in immagini qualsiasi idea, dalla piu' stupida alla piu' originale e che sa che c'è tanta gente come lei che fa questo ormai da anni.

Il titolo del blog prende spunto da un noto evento Web, il From A to Web che quest'anno viene gentilmente organizzato da Inside srl, la società di formazione per cui lavoro.

E' un ex evento Macromedia che in passato ha raccolto un numero consistente di appassionati, ma che adesso Adobe, ha deciso di non gestire.

Perché? Non so perché...

Quello che posso dire è che Adobe, Macromedia e spero che ora non lo faccia anche Inside, nel tempo, si sono persi per strada un po' di gente.

Ma per capire cosa intendo bisogna torniare un po' indietro....a pochi anni prima del 1998....

Macromedia è una software house che già vende prodotti come Freehand e Director (solo per citarne alcuni), nel 1996 compra FutureSplash, un programma per la creazione di animazioni vettoriali, creato dalla FutureWave Software e vendendolo insieme ad altri suoi prodotti (Dreamweaver e Fireworks) rivoluziona il mondo del Web con animazioni del tutto differenti dalle gif animate standard!

Il plug-in da scaricarsì per vederle è leggero, non da problemi, gli utenti non si accorgono nemmeno di averlo installato e vedono delle animazioni mai viste prima.

E' il boom di Flash! O come diceva qualcuno: FLAAAAASH. Ottimo. Tutti contenti.I web designer ci si buttano sopra come mosche sul miele e si riversano in massa al From A to Web per carpire ogni minimo segreto legato alle nuove animazioni.

Sembra che tutto vada per il meglio, ma un brutto giorno qualcuno comincia a dire che le animazioni sono pesanti, che il linguaggio di Flash (l'actionscript) è un linguaggio di programmazione ridicolo, che così si appesantiscono le pagine create per Internet e che, alla fine, Flash è solo l'ennesimo programma per ragazzini smanettoni. La Macromedia passa al contrattacco, comincia a perfezionare actionscript, a rivolgersi ai programmatori e a tirare fuori discorsi sulle Rich Internet Applications.

I programmatori sono una razza difficile da accontentare...sempre scontenti, davvero rognosi, per cui, la maggior parte di loro schifano l'actionscript 1 o 2 o quello che sia ed è difficile entusiasmarli con Flash.

Ma la Macromedia insiste, trascurando in parte i suoi primi utenti, se ne esce con una versione di Flash (la 7 o MX 2004) che non contiene piu' gli strumenti facilitati di programmazione tanto cari ai grafici.

I grafici si prendono la rivincita tirando fuori tutti i loro progetti in Flash 6 (meglio noto come MX) e affermando che Flash 7 è pieno di bachi (vero, ma non sono bachi così semplici da individuare e assolutamente non riguardano gli strumenti comunemente usati dai web designer!).

La Macromedia, compreso l'errore, farà uscire la versione 8 del programma con di nuovo gli strumenti facilitati di scrittura del codice...ma il danno è fatto...parte dei grafici, resi scontenti dal trattamento a loro riservato, se ne sono andati.

Restano i programmatori...alcuni...non tutti. Ovviamente. E i web designer piu' rognosi.
I programmatori rognosi e i grafici piu' rognosi..beh bella gente!
Ma ecco l'acquisizione Adobe che con un colpo di spugna vuole riportare tutto alla portata dei grafici...e adesso sono i programmatori ad essere preoccupati...

Adobe fa di piu'...non vuole assolutamente il web designer smanettone, semi-sviluppatore...eh no...vuole rivolgersi ad un grafico "storico"...quasi da stampa...si rimette a parlare di colore CMYK e di 300 ppi di risoluzione...le animazioni pesano di nuovo. Accidenti!
E quello che non si può fare con un uso sapiente dell'HTML, lo si fa fare a Flash fregandocene dell'usabilità o del semplice venire incontro alle esigenze dell'utente finale.

E quindi? Tutti scontenti, grafici stampa, grafici web, programmatori ed utenti finali.

La domanda quindi è questa: chi ci sarà a questo From A to Web? Chi avrà resistito finora?

Spero solo che i nostri relatori, tra i quali il bravissimo Vasta e "The Lord of the Web", Sicilia, tengano conto, almeno loro, al posto di Macromedia o di Adobe, di tutte quegli utenti che sono stati scontentati....e si sacrifichino per scontare i peccati di tutti!

In bocca al lupo!


p.s. Questo e altri articoli erano stati pubblicati in un altro spazio web, per cui la data non si riferisce all'effettiva data di pubblicazione (data originale: 18 settembre 0.33)