sabato, novembre 18, 2006

Che bello lavorare, quando si hanno certi vantaggi!

Questa settimana mi è stata inoltrata un'email di una ragazza che è andata a lavorare all'estero e che descrive la sua nuova occupazione. Di tutta l'email, ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la descrizione dell'ambiente di lavoro che lei definisce luminosissimo. Ho cominciato a riflettere a quando è stata l'ultima volta, qui in Italia, che ho visto un ambiente di lavoro luminoso. Oppure a quando ne ho visto uno accogliente....

Eppure ho visitato molti luoghi di lavoro anche solo per brevi periodi o per singoli appuntamenti, ma non ne ricordo uno.

E' strana questa cosa, qui a Milano tutti si vantano di trascorrere in ufficio dalle 9 alle 12 ore consecutive giornaliere. Ora tralasciando questi casi estremi che hanno fatto del posto di lavoro la loro casa, c'è da dire che anche passare le classiche 8 ore all'interno di uno stesso ambiente è abbastanza dura. Che poi questo ambiente sia oltremodo brutto e inospitale, ne vogliamo parlare?!?!

L'assenza di luce naturale è solo una delle deficienze dei posti di lavoro italiani (che poi in un Paese come l'Italia, di sicuro non carente nell'aspetto dell'illuminazione, si tratta solo della solita mancanza di lungimiranza nella costruzione e nell'allestimento degli uffici).

L'open space è un'altro male che affligge i nostri luoghi di lavoro. Importato dall'estero, in questo caso, ma con una piccola modifica, l'eliminazione del cubicolo (che permette in qualche modo al lavoratore di imboscarsi! Non sia mai!!!!) questa soluzione per contenere tante persone in un unico spazio senza muri e spesso senza finestre è davvero una gran pensata.

A parte la bruttezza di alcuni, che pongono le persone con la faccia all'unico muro o una dietro l'altra come delle file di animali da allevamento intensivo, ma vogliamo parlare del tipo che tiene lo stereo al massimo con la sigla di Sasuke tutto il giorno?
O di quello che sta facendo del test audio o video, ma non ha le cuffie? O dell'account che sta perennemente al telefono con qualche cliente e alza la voce perché non si riescono a sentire? O di quel poveraccio che sta cercando di scrivere una riga di codice e si è impiantato perché passano in duecento e chi gli racconta la fine del film che ha visto ieri, chi gli fa lo scherzetto del mouse (scherzo che fa ogni volta che passa!), chi gli chiede se ha la chiavetta per la macchina del caffé ecc. ecc.

Su libro "Joel e il software", l'autore ha trattato questo aspetto dell'open space spiegando che, spesso, prima che un programmatore si concentri e inizi a produrre codice in modo veloce passano circa 15 minuti, se ha un programmatore a fianco che non si ricorda qualcosa e gliela chiede, il primo si interrompe per dirgliela, perde il filo di quello che stava facendo e ci vorranno altri 15 minuti per riprenderlo. Così per far guadagnare 2 secondi di tempo al secondo programmatore, abbiamo perso 15 minuti del primo, mentre se fossero stati in due uffici differenti, molto probabilmente il secondo programmatore per non alzarsi, si sarebbe spremuto le meningi e avrebbe trovato da solo la soluzione.

Joel vive negli Stati Uniti, da noi è peggio. A me capita ogni santo giorno che mi si appolai ad una spalla, come un pappagallo Inseparabile, qualcuno che in quel momento ha poco da fare e cominci dei soliloqui senza senso che hanno però la capacità di rallentare ogni mio singolo processo mentale.

Diciamolo, da noi l'open space è un modo per risparmiare sull'affitto e per controllare quello che fanno tutti, perché nessuno si fida di nessuno, anche se poi basterebbe guardare se i lavori vengono finiti nei tempi giusti, per verificare che le persone lavorino correttamente.

L'open space mi ricorda un' altra mancanza che è ad esso correlata: la sala mensa! NON ESITE PIU'!!!!! Non c'è un posto dove puoi mangiare il tuo pranzo striminzito in santa pace! Tutti con il piatto e la faccia davanti al monitor cercando di nascondersi come dei peccatori presi nel momento della soddisfazione dei loro piaceri carnali! Eh sì perché se mangi e passa un cliente? Che figura ci si fa? La figura di quelli che per risparmiare sull'affitto e guadagnare una postazione di lavoro in piu' hanno sacrificato tutti gli spazi disponibili, dico io!

Vietati poi uova, pesce, broccoli, verza, aglio e cipolla che rendono l'ambiente sempre spiacevole ai nasi meno tolleranti.

E il caffé? Le macchinette vengono poste nei luoghi di piu' difficile accesso in modo da scoraggiare ogni sosta davanti al distributore. Per quanto stai scomodo, non ti va più neanche di aspettare quei due secondi che la macchina ci impiega per preparartelo.
Di solito, vengono installate nei corridoi stretti davanti ai bagni, davanti ad altre macchine di uso frequente tipo fotocopiatrici, fax, ecc. in modo da infastidire chi in quel momento sta lavorando, nei posti piu' caldi d'estate e piu' freddi d'inverno...
Il caffé, poi, spesso è una schifezza, penso che lo producano appositamente cattivo per i distributori degli uffici.

Insomma, passiamo come minimo 8 ore al giorno della nostra vita in ambienti non illuminati, non aereati a sufficienza, a volte neanche colorati, ma bianchi e squallidi, beviamo caffè cattivi davanti a bagni che puzzano, mangiamo cibi insapori e inodori davanti ai montor, nascondendoci da eventuali clienti, siamo circondati da fili elettrici, monitor, telefoni cellulari e computer che di sicuro non rendono il nostro ambiente piu' salubre e infastiditi dalla troppo alta concentrazione di esseri umani nello stesso spazio vitale, e tutto perché?

Beh! Per comprarci quel monolocale, scarsamente illuminato, scarsamente aereato, che non ci permette neanche di avere un ripostiglio per le scope, col monofornello elettrico per cucinarci cibi insapori che mangeremo freddi il giorno dopo davanti al nostro monitor!

E' forse per questo che ho deciso di lavorare da casa, l'ambiente è brutto ugualmente, in compenso è piu' silenzioso e il caffè me lo bevo seduta in poltrona col gatto a fianco!

domenica, novembre 05, 2006

Grafici vs Programmatori

Ho lavorato per anni con un team di soli programmatori, inutile dire che io, come web designer, ero l'ultima ruota del carro in molte situazioni, nonchè il soggetto di simpatiche prese in giro (di cui ora sento, peraltro, la nostalgia!).

Poi, un giorno, ho cominciato a pensare che quello non fosse il mio posto, sai quando ti capita che prendi tutto un po' male anche gli scherzi e vuoi che la gente che ti circonda comprenda l'importanza del tuo ruolo.
Mi sono, quindi, data da fare per cercare un lavoro in un'agenzia di comunicazione e l'ho trovato. All'inizio era tutto eccezionale, estremamente diverso dall'ambiente dei programmatori.


Insomma, di là non esisteva pausa pranzo senza una discussione incentrata sui vantaggi di Linux rispetto a Windows, qui anche il colore del singolo pixel veniva esaminato e aveva un valore unico nel contesto della pagina.

Ho passato i primi 3 mesi a rifare mille volte le stesse pagine web in tutti i colori dello spettro del visibile, frazionando anche il pixel nello spostamento di ogni singolo elemento della pagina, e trovando tutte le combinazioni possibili tra loghi, testi e immagini.

Alla fine il lavoro era perfetto....? No. Purtroppo no. E me ne sono accorta quando l'euforia dei primi 3 mesi è passata e ho cominciato a pensare come ormai sono abituata a pensare (avendo trascorso una vita con i programmatori).

Cosa mancava a quelle fantastiche composizioni di colori e testi? Mancava un anima tecnologica, mancava uno studio dell'usabilità, mancavano dei tempi di caricamento realistici, mancava una struttura a monte fatta di passaggi di dati, interazioni, risultati di interazioni....mancava Internet. Cioè sì, quelle pagine, stampate, sarebbero risultate sicuramente molto belle, ma, pubblicate on line, erano simili a cartoline panoramiche e non avevano senso.

Ho compreso quindi che web designer e programmatori, a volte pur detestandosi, non possono fare l'uno senza l'altro. E anche un leggero squilibrio a favore dell'uno o dell'altro punto di vista ha come risultato un lavoro incompleto.

Spesso i programmatori sono quelli che non si accorgono che la schemrata di front-end di un programma è completamente grigio ratto con dei testi in courier new neri di 22 pixels di grandezza.
Per loro se funziona tutto e ci sono pochi bachi vuol dire che è un programma fantastico.

Se gli dici che il pulsante che effettua la ricerca non ha impatto visivo anche perché si trova alla fine della pagina e non nella schermata visibile del browser, sono anche capaci di farti un pulsante/banner 300x250 pixels blu elettrico e di piazzartelo al centro della schermata con la scritta "eccomi qui e cliccami, te ne farò vedere delle belle".

Sono anche dei gran burloni, basta leggere i libri dedicati a loro. I libri dei programmatori sono pieni di scemenze e battute, questo modo di fare è funzionale, serve per agevolare la lettura di concetti che spesso sono molto difficili a livello di passaggi logici. I libri per i grafici, invece, sembra che siano stati dettati a Mosé direttamente da Dio insieme alle Tavole della Legge. Anche questo stratagemma è funzionale: sulla grafica tutti hanno da dire la propria opinione, se non ce la tiriamo un po' sono tutti pronti a darci contro.

Comunque, alla fine siamo le due facce della stessa medaglia, e su Internet siamo costretti a lavorare in sinergia perché i lavori che facciamo sono rivolti alla gente comune che comprende facilmente un bell'impatto grafico, ma che vuole anche ottenere dei risultati senza preoccuparsi di quanto lavoro tecnologico ci sia dietro, anzi spesso ignorando del tutto questo aspetto.

Facciamoci caso, i lavori che piu' apprezziamo sono equilibrati sia sul lato estetico che su quello tecnologico.

E a questo punto, qualche programmatore burlone dirà:
"I miei lavori funzionano alla grande e il grigio ratto è bellissimo e funzionale".

Ok, vai dal cliente e cerca di vendergli questo fantastico lavoro del tutto funzionante e finito, come minimo ti capiterà una persona del marketing che ci darà un' occhiata e dirà: "La ringrazio, ma abbiamo già scelto quello dell'azienda xyz perché, a parità di funzionalità, quel giallo canarino dello sfondo del loro programma richiama tanto i colori aziendali".